Paolo Bonfiglio: SURFACEX

PAOLO BONFIGLIO:
SURFACEX
Mostra personale
26 settembre – 26 ottobre 2018
Lun-Sab ore 15-19

I muri – le mura – come un riparo, un sistema di difesa, sempre meno un confine d’accoglienza. O anche esplicita carta bianca, ad accogliere pensieri, sfoghi, arti e velleità. O, infine, sintesi formale estratta dalle sue forme involontarie: il centro della ricerca qui esposta. Che raccoglie quella parte del lavoro di Paolo Bonfiglio alla ricerca di una comprensione della realtà così come può manifestarsi tra linee, ombre e luci, e come può rivelarsi in qualcosa di inaspettato. Che si fermi a un equilibrio estetico o che rifletta un’impressione, magari uno stato d’animo, un bisogno di collocazione.

Come in Surfacex, anche negli altri lavori di Paolo Bonfiglio qui non esposti due sono gli elementi che ne costituiscono l’ossatura. Il primo è l’amalgama tra l’esplorazione di temi e linguaggi diversi e il focus sulla relazione tra la realtà e i suoi tratti a prima vista taciuti ma rivelatori, indipendentemente quindi dal soggetto in sé: una persona, una cosa, un paesaggio. Il secondo – anche per le fotografie apparentemente più distanti dalla realtà – è il legame con il concreto, con i fatti. Per non tradire l’essenza della fotografia e rispettarne lo spirito: rappresentare un qualcosa che in quel momento è stato. Proprio come allora noi.

Sempre con una ricerca di semplicità: le cose parlano attraverso volumi e forme, per catturare momenti che, nel loro congelamento, suggeriscono altro, aiutano a guardare oltre, lasciano intravvedere un racconto. È il caso della raccolta “Stilness”.

Se la realtà ha infinite forme, ogni autore cerca di intercettarla con i linguaggi più adeguati. La curiosità di Paolo Bonfiglio si è anche diretta ad alcuni degli elementi di artificialità che pervadono le nostre vite. In questo, per noi Europei sofisticati e un po’ ammuffitti, è facile prendersela con alcune manifestazioni della cultura americana più semplice e disperata. Le diverse raccolte “Wordsamerica” ne sintetizzano alcuni aspetti. In particolare nel confronto – possibile a pochi chilometri di distanza – tra i sogni racchiusi in un raduno di auto – e proprietari – d’epoca e il macilento abbandono di un villaggio nato-cresciuto-morto intorno a un business che non c’è più. Sempre la fotografia adattando il linguaggio alla scena: colori e immersione da un lato, sfumato e distanza dall’altro.

L’esasperazione del linguaggio coloristico è usata anche nei lavori della raccolta “True Fakes”, che gioca in leggerezza con paesaggi e istantanee, interpretate senza sacralità oltre la loro natura rappresentativa e temporale. Fotografica.

Paolo Bonfiglio vive a Milano, dove è nato nel 1961. Ha un’età in cui la formazione non prevedeva accademia. Negli anni ha comunque partecipato ad alcuni seminari e workshop, tra cui una settimana di lavoro sul nudo con Andreas Bitesnich, il cui risultato concorre alla raccolta “Pillow Talks” ed è stato esposto alla Galleria “Images on the Road” (patrocinio Lanfranco Colombo, MI), al Teatro Verdi (MI) e alla Casa del Custode delle Acque (LC).